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FONDO NAZIONALE MARITTIMI – LO SCANDALO CONTINUA

IL MARITTIMO FORSE NON SA’, MA LO VOGLIAMO RICORDARE CHE COSA

RAPPRESENTA PER LUI IL “FONDO NAZIONALE MARITTIMI”.

Il Fondo Nazionale Marittimi (FNM) è uno strumento di attuazione della convenzione OIL n. 145/76.

A seguito dell’accordo  tra CONFITARMA e FILT/CGIL – FIT/CISL – UILTRASPORTI, a partire dai primi anni 80, il FNM  è in vigore anche per i marittimi italiani.

Scopo del FNM è quello di erogare una indennità di disoccupazione  del 75% – 80% del minimo contrattuale, rispettivamente per Ufficiali, Sottufficiali e Comuni (sono esclusi i marittimi con categorie iniziali) per un massimo di 6/9 mesi, in caso di cancellazione o sospensione dalla continuità di rapporto di lavoro (CRL) o dal turno particolare (TP).

Hanno diritto  all’indennità di disoccupazione contrattuale tutti i marittimi di cui sopra, per motivi  dovuti alla  riduzione della flotta, disarmo di navi superiori a 90 giorni, ristrutturazione aziendale, cessazione dell’attività dell’azienda.

I marittimi per ottenere   l’indennità di disoccupazione contrattuale,  non devono percepire ne indennità di disoccupazione ordinaria/straordinaria, ne indennità temporanea di malattia/infortunio, ne indennità contrattuali che dir si voglia. Non hanno diritto all’indennità i marittimi (ex CRL ex TP) chiamati ad imbarcare “in prestito” su navi di altre compagnie.

L’indennità decorre dal giorno dopo che siano stati usufruiti, a terra, i giorni di  ferie e  riposi contrattuali maturati durante l’imbarco.

Per avere diritto all’indennità i marittimi devono vantare un periodo complessivo di navigazione di 12 negli  ultimi  24, oppure un periodo di poco inferiore, se gli imbarchi sono avvenuti su navi della stessa azienda.

Al FNM non hanno aderito gli armatori di navi fino a 3.000 t.s.l. di conseguenza i marittimi imbarcati su queste navi non maturano il  diritto alla indennità di disoccupazione contrattuale.

 Perché CONFITARMA e FILT/CGILFIT/CISLUILTRASPORTI abbiano discriminato i marittimi imbarcati su navi fino a 3.000 t.s.l.  non è dato a sapere.

 Il FNM è talmente inefficiente  che la maggior parte dei marittimi ne ignora persino  l’esistenza. Da quando è stato istituito il FNM sono ben pochi i marittimi che hanno usufruito dell’indennità di disoccupazione contrattuale, soprattutto per mancanza dei requisiti. Eppure la crisi occupazionale nel settore dura da decenni. La flotta italiana ha infatti registrato una oscillazione ondivaga, per poi stabilizzarsi in circa 17 milioni di t.s.l.

L’aumento anche numerico delle navi, non è servito ad aumentare l’occupazione.  La legge 30/98, che ha istituito il Registro Internazionale (R.I.), alla luce dei fatti, ha dato un durissimo colpo all’occupazione ed è solo servita agli armatori italiani che hanno beneficiato di sgravi fiscali e previdenziali. Gli stessi armatori   continuano anche a privilegiare l’imbarco di marittimi extra comunitari, con costi notevolmente inferiori rispetto ai marittimi italiani/comunitari, in palese violazione alla convenzione ILO – MLC 2006 e successive modifiche, che  per un lavoro di pari valore,  stabilisce  debba  corrispondere una remunerazione uguale per tutti i marittimi che lavorano sulla stessa nave, senza discriminazioni basate su razza, colore, sesso, religione, opinioni politiche, origine nazionale o sociale.

Il FNM è inutile, anche perché ormai superato dalla  Legge del 28 giugno 2012 e successive modifiche, nonché dal verbale di accordo del 24 marzo 2014 firmato da CONFITARMA – FEDARLINEA – FERERIMORCHIATORI – FILT/CGIL – FIT/CISL – UILTRASPORTI, che stabiliscono norme diverse  in materia di integrazione salariale.

 Con l’istituzione, del FONDO DI SOLIDARIETA’ BILATERALE (D.L. 8 giugno 2015 n. 90401) denominato SOLIMARE, gestito dall’INPS, è stata estesa a tutti i marittimi e amministrativi l’integrazione salariale, a tutela del loro reddito , nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa delle  imprese di navigazione.    

Il Fondo di solidarietà bilaterale è alimentato da un contributo  basato sull’imponibile della retribuzione del lavoratore, nella misura  dello 0,3% (due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico del lavoratore).

Va detto che  l’ormai vetusto FNM, continua ad essere alimentato dalle Società di navigazione nella misura dello 0,25% della retribuzione del marittimo (minimo tabellare).  Anche MOBY Spa pur essendo estranea a CONFITARMA continua “pagare” , incrementando le casse del FNM. Si vocifera che alla fine dell’anno 2015 il tesoretto accumulato dal fondo,  ammontasse a  oltre 18.000.000,00 (diciottomilioni) di euro.

 Considerato:

che i marittimi italiani sono continuamente impegnati in corsi di aggiornamento professionale, lezioni, esami etc. ( Manila 2010);

che gli stessi, per frequentare i corsi di aggiornamento professionale devono sostenere spese esose (minimo 1.000,00 euro);

che l’aggiornamento della loro professionalità ha sempre l’obiettivo ed il risultato di migliorare e garantire la sicurezza della navigazione e la salvaguardia della vita umana in mare, dei beni trasportati e del valore della nave;

 che le spese per migliorare e garantire sicurezza, soprattutto agli altri, ricadono solo e soltanto sui marittimi;

             “è davvero assurdo che i marittimi paghino di tasca loro per garantire la sicurezza a terzi”.

E’ l’ora di porre fine a queste ingiustizie. Il tesoretto del FNM  d’ora in avanti, deve essere utilizzato per sostenere i costi di aggiornamento professionale dei marittimi iscritti in CRL o TP.

Nel contempo il Governo devevarare” un programma di indirizzo e di spesa per tutti i marittimi del turno generale (TG) forzatamente disoccupati, che in troppi casi non posseggono neppure i soldi per dare da mangiare alle loro famiglie. Questi marittimi senza un intervento governativo sono condannati ad essere per sempre disoccupati perchè impossibilitati a frequentare i corsi di aggiornamento professionale, obbligatori per imbarcare sulle navi di qualsiasi nazionalità.

In ultimo, non in ordine di importanza,  occorre una mirata politica volta a incentivare  l’occupazione giovanile nel settore marittimo, non attraverso fantomatici stage di aspiranti marittimi utilizzati a bordo senza il libretto di navigazione e senza retribuzione.

Oggi un giovane aspirante marittimo per imbarcare su qualsiasi tipologia di nave, oltre al libretto di navigazione, deve essere in possesso almeno del certificato “basic training”, che si ottiene dopo aver frequentato, con esito positivo,  un  corso presso appositi istituti privati.

Come detto, il giovane aspirante marittimo, pur essendo disoccupato, deve sostenere costi per conseguire i titoli per poter imbarcare, con l’incertezza sempre più concreta, che una volta ottenuto l’agognato e costoso titolo non riesca comunque  a trovare un lavoro a bodo della nave.

 Il nostro Paese è bagnato da oltre 8.000 km. di costa. La politica marittima continua  ad essere carente,  anche per l’incompetenza e l’ignoranza che regna nel settore.

Un rimedio potrebbe essere quello di “riesumare” il  MINISTERO DELLA MARINA MERCANTILE, “utilizzando” onesti e  validi conoscitori di economia e diritto del lavoro marittimo. Troppe volte il settore è stato lasciato nelle mani  di incompetenti

Torre del Greco

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Marittimi, l’intervista esclusiva all’armatore Vincenzo Onorato

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