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Lettera al Presidente di confitarma M.Mattioli

Signor presidente, in questo momento più che portare un ulteriore contributo “Convenzionale”, vogliamo provare a proporre delle riflessioni su alcuni aspetti che sono fonte di preoccupazione per i lavoratori del settore Marittimo, Portuale e Cantieristico, cui orgogliosamente apparteniamo.

Oggi il Comparto Marittimo Italiano, ha subito una forte crisi, ma è capace di riorganizzarsi su basi parzialmente nuove ed è in grado di limitare la perdita di terreno subita in termini di competitività, per questo comparto che ha ancora un peso rilevante nell’Economia Nazionale.

L’Italia mantiene il 1° posto in Europa per importazione via mare, con 185,4 milioni di tonnellate di merci ed è al 3° posto per esportazioni con 47 milioni di tonnellate.

Per il traffico passeggeri l’Italia è al 1° posto con 6,7 milioni di persone come base e destinazione delle crociere, il “Cluster” marittimo contribuisce attualmente al 2.6 del PIL Nazionale.

La forza nei trasporti marittimi, sta nella diffusa presenza di imprese familiari, con una forte tradizione, soprattutto al Sud Italia, ben radicate nel tessuto produttivo Nazionale avente un alto grado di Internazionalizzazione, un elevato capacità di innovazione dei servizi ed un’alta capacità d’investimento.

Le debolezze del comparto, stanno nel fatto che i controlli, le certificazioni, la sicurezza sono troppe rigide e gessate e creano un appesantimento dell’attività da parte dell’Armatore.

Non dimentichiamo inoltre le difficoltà che incontra il trasporto marittimo a dover gestire il problema pirateria sempre più presente in alcune aree del mercato.

L’opportunità di miglioramento dell’armamento Italiano, sta nell’avere una flotta sempre più moderna con equipaggi professionali, offrire un servizio di trasporto efficiente e flessibile.

Ma per il raggiungimento di tali obbiettivi, occorre che i porti siano più efficienti ed in grado di rinnovarsi con strutture polifunzionali.

Occorrono quindi nuovi investimenti da parte del governo e finalizzati ad incrementare i volumi di traffico merci, dall’Asia Orientale verso il Nord Europa.

Anche la nostra cantieristica ha subito un forte calo di commesse, infatti parecchi armatori italiani per la costruzione delle loro navi, si rivolgono ai cantieri in Estremo Oriente, dove trovano risparmio del 30/35% rispetto all’Italia, con conseguente perdita di posti di lavoro per la ns. Cantieristica.

Per tutto ciò è importante proiettarsi verso nuovi obiettivi con coscienza e uno spirito rinnovativo, per affrontare le difficoltà che ci aspettano dietro l’angolo. 

Ciò impone interventi sostanziali di riforma e quindi la necessità di iniziare a richiedere alla politica misure atte a creare un minimo di regole da far valere a livello comunitario e mondiale.

Bisogna insistere in tal senso con ancora maggiore determinazione, perché ce lo chiede il senso critico che ci accomuna, la consapevolezza delle difficoltà e la voce sofferente dei lavoratori del Comparto.

Per concludere Sig. Presidente la nostra Associazione, che si è costituita il 5 marzo 2016, ha lo scopo di supportare con servizi gratuiti le eventuali difficoltà dei marittimi ITALIANI che sono alla ricerca d’imbarco, istituendo così un “DATA BASE” dove qualsiasi armatore che ne ha bisogno può attingere.

Aiutiamo nel limite del possibile, le loro famiglie in difficoltà e per questo abbiamo chiesto la collaborazione di associazioni cattoliche presenti e che operano sul territorio.

Valorizziamo le esperienze e competenze che sono presenti nell’associazione con coinvolgimento di strutture pubbliche e private.

Abbiamo istituito il nostro sito (www.marittimiperilfuturo.it) ove ci si può collegare e vedere tutte le “NEWS” dell’associazione.  

A tutto ciò vi invitiamo a prendere in esame seriamente la Legge nr. 30/1998, per la quale non ci è stato mai un controllo da parte sindacale e da parte delle istituzioni affinché venisse applicata in ogni sua forma come stipulato dalle parti. 

E per questo solo quando è successo la tragedia della Concordia, che si è visto che il personale di bordo era una torre di “Babele”, nei vari telegiornali l’opinione pubblica si chiedeva di come era possibile che su un transatlantico Italiano con bandiera Italiana, guidi territorio Italiano, solo circa 30 erano Italiani mentre tutto il resto dell’equipaggio era extracomunitario. (1100 persone di equipaggio).

Per quanto sopra vi esortiamo a meditare su quello detto e che l’associazione, possa dare un segno tangibile sulla Marineria Italiana. 

Nel ringraziarla della sua attenzione, le auguriamo un buon lavoro. 

 

                                                                                                                                 Il Presidente

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Marittimi, l’intervista esclusiva all’armatore Vincenzo Onorato

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